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Full text of "Tutti in maschera : commedia lirica in tre atti"

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17 


COMMEDIA  LIRICA  IN  TRE  ATTI 


DALL’  I.  R.  STABILIMENTO  KAZ.  I»RIV.  DI 

TITO  111  €210.  lilCOllIll 

Contrada  degli  Omenoni,  N.  1720 


o  col  lo  il  portico  a  fianco  dell’ I.  R.  Teatro  alla  Scala 


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OjBSB 


COMMEDIA  LIRICA  IN  TRE  ATTI 


Di 

H5Ih  M*  S^S^IROIElLijEaO 

Posta  in  Musica  dal  Maestro 

iFl  A  !P>  P  [Fi  H  a  E  m  ^  U\ 

AL  R.  TEATRO  DELLA  CANORBIANA 

:  ;  , i j i :  ■>  iin-,  ì  t  ,  -"il -.vi  lI  Ji  i iu‘K . 

ta  Primavera t  1861. 


j$Kil&no 

REGIO  STABILIMENTO  NAZIONALE 

TITO  DI  dIO.  RICORDI 

JJHM  Jv 


•  a 


Il  presente  libretto  è  di  esclusiva  proprietà  dell'  e- 
ditore  Ricordi ,  e,  a  norma  delle  Leggi,  ne  sodo  quindi 
proibite  la  ristampa  ,  l1  introduzione  e  vendita  di  ri¬ 
stampe  estere. 


MUSIC  LIBRARY 
UNC-CHAPEL  HILI. 


PERSONAGGI 


ATTORI 


ADDALA’,  ricco  negoziante  di 

Damasco . 

Il  Gav.  EMILIO,  amante  di  .  . 

VITTORIA  detta  la  Regina,  pri¬ 
ma  donna  . 

D.  GREGORIO,  maestro  di  musi¬ 
ca  e  sensale  di  virtuosi  . 
DOROTEA,  moglie  di  D.  Grego¬ 
rio,  altra  prima  donna 
MARTELLO,  poeta  della  compa¬ 
gnia  . 

LISETTA,  cameriera  del  Cava¬ 
liere  Emilio  .  .  .  .  . 


sig.  Cotogni  Antonio 
sig.  Vincentelli  Carlo 

sig.a  Pozzi- Bramanti  Vir¬ 
ginia 

sig.  Mattioli- Alessandt in i 

Pietro  1 

sig.a  Alvisi  Teresina 
sig.  Alessandrini  Luigi 
si g.a  Fiorio  Linda 


Cavalieri  -  Virtuosi  -  Maschere 
Eunuchi  -  Garzoni  -  Servitori,  ecc.,  ecc. 


La  Scena  è  in  Venezia  nel  1780. 


NB.  I  versi  virgolali  si  omettono 


Maestri  Concertatori  a  vicenda 
Big.  Cav.  Mazzucato  Alberto  e  sig.  Pollini  Francesco. 
tritilo  Violino  e  Direttore  d5  Orchestra,  sig.  Cavallini  Eugenio: 
Altro  Primo  Violino  in  sostituz.  al  sig.  Cavallini,  sig.  Corbellini  Vinc~ 
Primo  dei  secondi  violini,  sig.  Cremaschi  Antonio..  ' 
Primo  Violino  per  i  Balli,  sig.  Melchiori  Antonio. 

Altro  Primo  Violino  in  sostit.  al  sig.  Melchiori,  sig.  Brambilla  L. 
Primo  Violino  dei  secondi  per  il  Ballo,  sig.  Ferrari  Fortunato. 
Altro  sostituto  ai  primi  Violini  deli5  Opera,  sig.  Rampazini  GLo. 

Prime  Viole 

Per  POpera,  sig.  Tassistro  Pietro  *  pel  Ballo,  sig.  Mantovani  Gio. 
Primi  Violoncelli  a  vicenda  per  POpera:  signori  Quarenghi  e  Truffi . 
Pel  Ballo,  e  sostituto  ai  suddetti,  sig.  Panni  Giacomo. 

Primo  Contrabasso  al  Cembalo,  sig.  Negri  Luigi. 

Sostituto  al  medesimo,  e  i.°  Contrabasso  perii  Ballo,  sig.  Manzoni  G. 
Altro  l.°  Contrabasso  in  sostituz.  a1  medesimi,  sig.  Motelli Nestore. 

Primi  Flauti 

Per  POpera ,  sig.  Pizzi  Francesco  -  pel  Ballo,  sig.  Zamperoni  Ant. 

Primi  Oboe 

Per  POpera,  sig.  Confalonieri  Cesare  -  pel  Ballo,  sig.  Ferrano  Luigi . 

Primi  Clarinetti 

Per  P  Opera,  sig.  Bassi  Luigi  -  pel  Ballo  sig.  Vanisco  Francesco. 

Primi  Fagotti 

Per  POpera,  sig.  Canili  Antonio  -  pel  Ballo,  sig.  Borghetti  G. 

Primi  Corni 

Per  POpera,  sig.  Rossori  Gustavo  -  pel  Ballo,  sig.  Caremoli  A. 

Prime  Trombe 

Per  POpera,  sig.  Languilter  Marco  -  pel  Ballo,  sig.  Freschi  Cornelio . 
Primo  Trombone ,  signor  Bernardi  Enrico. 
Bombardone,  sig.  Castelli  Antonio. 

Arpa ,  signora  Ripamonti  Virginia. 

Timpani,  sig.  Sacelli  Carlo.  —  Gran  Cassa,  sig.  Rossi  Gaetano. 
Organo  e  Fisarmonica,  sig.  Visoni. 

Maestro  e  direttore  dei  Cori,  sig.  Bassi  Achille. 

Sostituto  al  suddetto,  sig.  Portaluppi  Paolo. 

Poeta  e  Direttore  di  Scena  per  POpera,  sig.  Francesco  M.  Piave. 
Buttafuori,  sig:  Bassi  Luigi.  —  Rammentatore,  sig.  Crolli  Gius. 
Pittore  scenografo,  signor  Peroni  Filippo . 

Direttore  del  Macchinismo,  sig.  Ronchi  Giuseppe. 
Proprietario  e  direttore  della  sartoria,  sig.  Zamperoni  Luigi. 
Proprietario  degli  Attrezzi,  signor  Croce  Gaetano. 

Fornitore  dei  pianoforti,  sig.  Abate  Stefano .. 
Appaltatore  del  macchinismo,  sig.  Abiati  Antonio. 
Appaltatore  dell5  Illuminazione,  signori  Eredi  Longoni  . 
Fiorista  e  Piumista,  signora  Sirtorè  Elisa. 
Parrucchiere,  sig.  Vene  goni  Eugenio. 


AWCRTIMKNTQ 


Avvi  una  commedia  di  Carlo  Goldoni  intitolata:  V Im¬ 
presario  delle  Smirne . 

Un  turco  che  sbarca  a  Venezia  per  formare  e  scrit¬ 
turare  una  compagnia  di  cantanti  pel  levante.  Figura¬ 
tevi  le  mene,  gli  intrighi,  le  moine,  le  seduzioni  che 
mettono  in  opera  i  virtuosi  e  le  virtuose  per  essere  del 
bel  numer  uno! 

Questo  appunto  è  il  fondo  e  l’intreccio  della  comme¬ 
dia  dell’  avvocalo  veneziano. 

Seguendone  il  concetto  generale,  ho  variato  l’azione, 
la  condotta,  i  personaggi,  meno  quello  del  turco. 

Ho  deliberato  di  smettere  una  buona  volta  il  vezzo 
dei  poeti  melodrammatici  di  lagnarsi  sempre  delle  pa- 
stoje  di  questo  genere  di  letteratura.  Tralascio  quindi 
le  consuete  scuse  dei  capricci  dei  maestri  e  delle  con¬ 
venienze  degli  artisti  :  antifone  ricantate  le  mille  volte. 

Se  al  mio  lavoro  sarà  fatto  buon  viso,  bene:  se  no, 
io  prego  i  giornalisti  miei  confratelli  a  non  ricopiare  i! 
coro  della  prima  scena. 

In  ogni  modo  mi  incoraggia  il  pensiero  che  questa 
mia  qualunque  opera  verrà  giudicata  la  prima  volta  dai 
miei  concittadini,  dai  quali  attendo  mite  sentenza  c  be¬ 
nevolo  compatimento. 


M.  Marcello. 


3 


il  J , 


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https://archive.org/details/tuttiinmascheracOOmarc 


SCENA  PRIMA. 


SALA  DI  CAFFÈ. 

La  bottega  è  ingombra  di  tavoli  e  di  scranne.  Una  porta  nel 
■mezzo  che  dà  sulla  via.  Altre  porte  laterali  mettono  neU 
V  interno  del  Caffè. 

Molti  avventori  Mobili  ed  Artisti  parte  seduti,  altri  in  piedi 

chiacchierando  fra  loro. 

Da  una  parte  ad  un  tavolo  il  poeta  Martello  che  sta  scrivendo. 


Coro  l.°  llibben,  chi  è  stato  all  opera 
Che  in  scena  andò  jer  sera  ? 

2.°  Le  orecchie  ancor  mi  ronzano 

Di  simil  cantaféra. 

j.°  Non  si  dovea  permettere 

Nemmeno  per  facezia. 

2.°  La  più  perversa  musica 

Mai  non  udì  Venezia. 

È  roba  da  capestro. 

2.°  E  un  asino  il  maestro. 

Tulli  La  prima  donna,  il  musico  , 

Il  basso  ed  il  tenore , 
L’orchestra,  i  cori,  il  pubblico, 
Fino  il  suggeritore, 

Quell’  opera  dovevano 
Al  rogo  condannar; 

E  quindi  sul  medesimo 
Anche  il  maestro  andari 
Tutti  in  maschera 


i 


Alcuni  E  il  dramma  ? 

Mar.  (Ahi  !  di  me  parlano. 

(lasciando  di  scrivere  e  granandosi  il  capo) 
Or  grosse  me  le  aspello.) 

Altri  Mai  non  fu  dalo  leggere 

Più  stupido  libretto. 

Tutti  Poeta  da  macello  I 

Mar.  (0  povero  Martello  !) 

Alcuni  Vada,  che  è  meglio,  a  scrivere 
Strambotti  sui  ventagli. 

Altri  Se  la  pretende  a  lirico 
Le  orecchie  pria  si  tagli. 

Tutti  La  prima  donna,  il  musico, 

11  basso  ed  il  tenore, 

L'orchestra,  i  cori,  il  pubblico, 

Fino  il  suggeritore, 

Quell’  opera  dovevano 
Al  rogo  condannar; 

E  quindi  sul  medesimo 
Anche  il  poela  andari 

Mar.  (Fenice,  dalle  ceneri 

Saprei  resuscitar).  (Alcuni  partono,  molti 
siedono  a  leggere  gazzette  ed  a  bere.  Il  poeta 
torna  a  scrivere.  Il  cav.  Emilio  entra  turbato) 

SCENA  II. 

Il  Cav.  lEuiilio ,  Martello  e  detti. 

Mar.  Regina  d’ogni  cor,  anzi  tiranna,  (declamando  e 

scrivendo  a  riprese) 

hmi.  Fattorino,  una  scranna.  (Fatt.  eseguisce.  Il  Cavai. 

siede  vicino  al  poeta) 

Mar: Pei  malati  il  tuo  canto  è  una  ricetta. 

Emi.  Dell’  acqua  e  una  gazzetta.  (al  Fattor.) 

Mar.  Vittoria  invitta,  e  vincitrice  eletta  , 

(Jte  vinci  e  che  soggioghi ... 


Che  vinci...  Ove  travar  la  rima  in  amia? 
Vittoria... 

Emi.  Che  borbotti  ?  (volgendosi  al  Poeta) 

Mar.  Lasciatemi  :  son  presso  a  un  gran  sonetto 
Per  Vittoria,  chiamata  la  Regina, 

L'  eccelsa  prima  donna 
Che  fa  tanto  furor. 

Emi.  (levandosi  con  stizza)  Eh!  vanne  al  diavolo 
Tu  col  sonetto;  non  m'importa  un  cavolo. 
Quanto  buschi  per  ciò  ? 

Mar.  Quattro  zecchini. 

Emi.  Ebben,  ecco  ne  sei... 

Mar.  >  Ah!  Cavalieri...  (meravigliato) 

Emi. Ma,  scrivi  contro  lei. 

Mar. Scusate  ;  eppur  m’  han  detto  (prende  il  denaro  e 
Che  questo  mio  sonetto  straccia  il  foglio) 

Lo  paghereste  voi;  che  di  Vittoria 
Eravate  invaghito 

E  che  la  man  le  offriste  di  marito. 

Emi.  Appunto  eli’ è  così...  Feci  la  corte 
Qualche  mese  a  Vittoria , 

Ma  la  conobbi  poi 

St  pazza,  sì  volubile  e  civetta , 

Che  la  detesto,  e  vo’  di  lei  vendetta. 

Mar.  Aspettate;  vi  servo...  altro  non  bramo,  (si  rimette  a 
Emi.  (Eppur,  Vittoria,  mio  malgrado,  io  t’amo.)  scriv.) 
Perchè  non  posso  al  fascino 
Rapirti  de  le  scene , 

E  trarti  meco  a  vivere 
In  solitarie  arene  ! 

Dal  solo  amore  offerti 
A  le  vendano  i  serti; 

Avresti  per  tua  gloria 
Sempre  a  le  fido  un  cor. 

Ascolta  ,  o  mia  Vittoria  , 

La  voce  deir  amor. 

Mar.*  Ecco  il  sonetto  è  fatto,  (presenta  un  foglio  ad  Emi.) 


Emi.  »  Lo  lacera  anche  quello. 

Mar.  1  Oh!  siete  matto? 

Emi.  »  Ho  cangiato  d’  avviso. 

Mar.*  Dite:  quest’  improvviso 
»  Cangiamento  saria 
»  Effetto  cruna  qualche  gelosia? 

»  Cura  che  di  timor  si  nutre  e  pasce,  (declamando) 
»Com’io  di  fame,  di  fischi  e  d’ambasce. 

Emi.  »  Ascoltami ,  poela  : 

»  Io  vorrei  che  il  teatro  ella  lasciasse. 

Mar.  »  Non  volete  di  più?  lasciale  fare, 

»  La  sarà  vostra;  la  farem  fischiare,  (si  ritirano) 

SCENA  IH. 

V).  Gregorio  ancora  per  di  fuori  comincia  a  cantarellare, 
tutti  prestano  orecchio,  la  scena  si  riempie  a  poco  a  poco 
di  gente. 

Alcuni  Ascoltate. 

Altri  Egli  è  il  maestro 

Che  ier  sera  fu  fischiato. 

Alcuni  Egli  sembra  molto  in  estro. 

Altri  Ali!  perchè  non  V  han  scannato! 

Tutti  Dianogli  luogo.  Eccolo  qua. 

Rideremo  in  verità. 

(Tutti  si  fanno  da  parte  lasciando  libera  la  porta.  Si 
presenta  D.  Gregorio  vestito  in  caricatura;  gran  canna, 
cappello  a  punte.  Egli  saluta  con  prosopopea.  Tutti  lo 
circondano). 

Gre.  Don  Gregorio,  il  Semicroma 

Fa  un  inchino  a  lor  signori  . 

Cinta  ancor  l’augusta  chioma 
De’ suoi  nuovi  eterni  allori. 

Cimarosa  e  Paisiello 
Cosa  sono  al  mio  cospetto? 


Due  scolari  e  questo  e  quello 
Che  mi  fanno  di  berretto. 
Fortunato  quel  paese 
Che  m’  udì,  che  mi  comprese! 
Roma,  Napoli,  Milano 
Con  immenso  battimano 
M’  han  chiamato,  salutato 
Genio  altissimo,  immortal. 

E  a  Venezia  v’han  fischiato. 

M’ han  fischiato?  han  fatto  mal. 
Non  si  fischia  Don  Gregorio  : 

È  un’infamia,  un  vitupero. 

Fra  i  maestri ,  e  me  ne  glorio , 
Primo  io  son  nel  mondo  intero. 
Che  ho  da  farci  se  i  cantanti 
Sono  cani  tutti  quanti  ? 

Quella  cara  prima  donna, 

Ch’io  credea  la  mia  colonna. 
Adirata  col  suo  hello, 

Mandò  l’opera  a  bordello: 

La  sua  vaga  cavatina 
Fu  un  pasticcio,  una  rovina; 

E  per  fin  la  cabaletta 
Mandò  a  terra  la  civetta. 

Quel  diabolico  tenore 
Aveva  preso  un  raffreddore , 

Era  pien  di  maccheroni 
Fino  dentro  dei  polmoni , 

A  un  alamire  di  petto 
Fece  stecca  il  poveretto. 

Anche  il  musico  impotente 
Via  scappar  facea  la  gente. 

E  quel  basso  ?  è  un  vero  orrore 
Parca  V  asino  in  amore. 

La  mia  stessa  Dorotea 
Più  stonare  non  potea  : 

Non  va  mai  con  me  d’  accordo , 


10 

E  ve’l  giuro  io  faccio  il  sordo. 

Fin  T  orchestra  e  i  cori  han  fatto 
Una  lega  contro  me. 

Se^sta  volta  non  vo  matto 
È  un  prodigio  per  mia  fé. 

Coro  Dunque  1’  opera  è  caduta  : 

Voi  F  avete  confessato  ? 

Gre.  No:  la  musica  è  piaciuta: 

Un  trionfo  ho  riportato. 

Coro  Se  chiamate  applausi  i  fischi , 

Persuadervi  niun  s’  arrischi. 

Gre.  Ben.  Poiché  la  patria  mia  (con  aria  tragica) 

Mi  sconosce,  io  vo  in  Turchia. 

Coro  In  Turchia  ? 

Gre.  Straordinario 

Oggi  arriva  un  impresario. 

Egli  è  un  ricco  mercatante , 

Qui  sbarcalo  dal  levante. 

Scritturar  ei  vuol  cantanti 
Per  Damasco...  Ed  ha  contanti. 

Là,  fra  i  turchi  e  i  musulmani 
Don  Gregorio  in  alto  andrà. 

Coro  La  tua  musica  da  cani 
Impalare  ti  farà. 

Tutti  (circondandolo  in  frotta) 

Maestro,  poeta,  cantanti  ed  orchestra 
Levate  le  vele,  la  sorte  vi  è  destra. 

Con  tante  d’orecchie  v’aspetta  Damasco  : 
Urlando,  stuonando  farete  furor. 

Da  voi  benedetto  sarà  questo  fiasco 
Che  almen  vi  procura  trionfi  e  tesor. 

Gre.  Italia  matrigna,  li  lascio,  vo  via  : 
e  Mar.  Il  tuo  più  gran  genio  ripara  in  Turchia. 
Stracciate  i  sipari,  bruciate  le  scene, 

E  regni  in  teatro  silenzio  ed  orror  ! 

Già  Grida  Damasco:  bravissimo!  bene! 

Oh  grazie,  miei  turchi ,  soverchio  è  favor. 


SCENA  IV. 


UNA  SALA  E  UN  GABINETTO  IN  CASA  DEL  CAVALIERE. 

Il  palco  scenico  è  diviso  da  una  parete.  A  destra  dello  spetta - 
tare  una  ricca  seda ,  a  sinistra  un  elegante  gabinetto  con  ta¬ 
vola,  libri,  sedie,  ecc .  Una  porta  nel  fondo  della  sala,  un’ul¬ 
tra  porta  sul  davanti  della  parete  che  mette  al  gabinetto. 

Dorotea  c  Uscita. 

Lis.  Chi  veggo?  Dorotea! 

Dor.  Cara  Disella, 

Mi  riconosci  ancora  ? 

Lis.  Mi  sovvengo 

Del  tempo  in  cui  voi  foste 
Dal  Cavaliere  amata. 

Dor.  Tutto  è  finito,  or  sono  maritala. 

Vanne,  lasciami  sola. 

Appena  giunga  il  Cavaliere,  mestieri 
Ilo  di  parlare  a  lui. 

Lis.  Ben  volonlieri.  (parte) 

SCENA  V. 

Dorotea  sola. 

Dor.  Emilio  di  Vittoria  è  innamoralo 

E  forse  di  sposarla  egli  ha  già  giurato: 

Nè  patirò  eh’  ci  serbi 
I  fogli  eh’  altra  volta  io  gli  mandai , 

Prima  di'  io  fossi  moglie 
Di  quel  vecchio  maestro.  0  ciel  !  (bussano  alla  porta) 
Vìi.  (didentro)  Si  può? 

Dor.  Quivi  Vittoria  !...  Ove  mi  celerò?  (fugge  nel  gabi¬ 
netto,  chiude  la  porla  e  ascolta) 


SCENA  VI. 

%  inoriti  s’avanza  e  guarda  intorno:  Oorotea  nel  gabinetto.: 

Vii.  Nessun  risponde.  Ove  sarà  Lisetta? 

Geloso  Emilio  mi  lasciò  jer  sera  (depone  il  velo) 
Nè  più  lo  vidi.  Ei  ni’ ama, 

Ma  che  abbandoni  la  carriera  ei  brama. 

Io  di  lui  non  mi  fido 
E  pensar  pria  conviene, 

Oor.  (aggirandosi  per  la  scena)  E  come  faccio 
A  cavar  ora  i  piè  da  questo  impaccio  ? 

07.  Lo  veggo:  egli  è  leggero: 

Di  con  che  un  tempo  amasse  Dorotea, 

Poi  la  lasciasse... 

Dor.  Che  far  deggio  ? 

Vi!,  (guardandosi  intorno,  come  colpita)  Oli  idea  ! 

Forse  qui,  fra  queste  mura 
Egli  amor  giurava  a  lei , 

Come  adesso  amor  mi  giura  , 

E  rapisce  i  sensi  miei. 

Qui,  nell' aura  ancor  respira 
Come  suon  di  scossa  lira, 

Nel  silenzio,  nel  mistero, 

Un’  arcana  voluttà. 

Infelice  !  a  tal  pensiero 

il  cor  reggere  non  sa.  (Vitt.  è  commossa. 

Dorotea  si  avvicina  alla  porla  ed  ascoltai 

Oor.  Ella  sospira  1  Improvida, 

Io  pure  sospirai, 

Fin  che  V  infido  Emilio 
Sì  ciecamente  amai. 

177.  No,  non  sarò  felice 

Con  esso:  il  cor  me'l  dice. 
Abbandonarlo  io  voglio, 

Mai  più  non  mi  vedrà. 

Oor.  Ah  !  parie  alfine. 


(per  partire) 


ir, 


ht.  (tornando  indietro)  Emilio! 

Noi  posso... 

/^/'.(ascoltandola  ritornare)  È  ancora  qua. 

E?7.  Ah!  se  potessi  illudermi  (con  trasporto) 
Che  m’ami  quanto  anelo; 

All’  infinito  giubilo 
Non  reggerebbe  il  seti. 

Sull' ali  della  speme 
Levar  mi  sento  al  cielo: 

Viverti  sempre  insieme 
È  mio  supremo  ben  ! 

SCENA  VII. 

Cav.  Umilio  e  Vittoria.  Dorotea  nel  gabinetto. 

I)o)\  Ma  la  faccenda  si  prolunga  troppo: 

Aspetterò...  Sediamo  : 

Qui  c’è  un  libretto  d’opera;  leggiamo. 

Emi  Voi  qui,  signora?  (salutandola  freddamente) 
f  //.(accorgendosi  della  sua  freddezza)  Se  v’annoio,  io  parto. 

(per  partire) 

l)or.  Il  Cavaliere!  Adesso  manca  il  quarto,  (ascoltando) 
Emi.  No,  no:  restate.  (Vit.  ritorna)  Vi  credeva  ancora  (con 
Alle  prove  dell'  opera,  signora.  ironia) 

So  che  l’amate  tanto 
Il  teatro!...  Nessun  altro  pensiero 
Tanto  vi  preme  come  quello  al  mondo. 

Difatli,  siete  amata,  corteggiala, 

E  i  di  contale  per  novelli  fasti. 

Vi  do  piena  ragion. 

\  it.  (ferita  dalle  sue  parole)  Emilio,  basti. 

Perchè  vi  piace  tormentarmi  tanto, 

Crudele? 

Emi.  (ridendo)  Non  c’è  mal:  rappresentate 
Mollo  ben  la  commedia. 

Vit.  Quel  vostro  far  mi  tedia. 


li 

Emi.( EU’ è  indignata  alquanto). 

Vii.  (Oli!  come  sbuffa  !) 

(vedendo  che  Emilio  tace,  ed  attende  ad  altro) 
Dunque  addio.  Vi  do  noia.  In  questo  istante, 
Forse  state  aspettando  un’  altra  amante, 

La  bella  Dorotea.  (con  gelosia) 

Emi.  Vittoria,  non  è  ver.  Che  strana  idea  ! 

Vii.  Io  so  che  V  amavate. 

Emi.  Era  un  capriccio. 

Come  amo  te,  nessuna  donna  amai,  (con  passione) 
Vii.  Affascinarmi  il  cor,  oh  !  come  sai.  (abbracciandosi.) 
a  2  Sommersi  in  questo  pelago 
Di  sovruman  diletto, 

L’  anima  tua  diffondersi 
Io  sento  nel  mio  petto. 

Viver  in  questo  amplesso 
È  solo  a  me  concesso. 

Di  giubilo  celeste 
Batte  il  mio  cor  fedel. 

Ah  !  dopo  la  tempesta 
L’ iri  è  più  bella  in  ciel. 

Dor.  (Mi  tocca  udir  di  queste:  (ascoltando) 

Invero  il  caso  è  bel  !) 

(mentre  sono  abbracciati  s’ode  picchiare  alla  porla  della  sala) 

SCENA  VIII. 


D.  Gregorio  e  delti. 


Gre. 

Vii. 

Emi. 

Vii. 

Dor. 

Vìi. 

Dor. 

Emi. 


È  permesso,  Cavaliere?  (di  fuori) 

Chi  fìa  desso? 

È  Don  Gregorio. 

Non  vo’  farmi  qui  vedere,  (per  andarsene) 
(Io  qui  son  in  purgatorio.) 

Ove  fuggo?  (turbata) 

(con terrore)  (Ci  son  guai!) 

Colà  dentro...  (additando  il  gabinetto) 


lo 


Dor.  (vedendo  aprire  la  porta)  Che  fìa  mai  ? 

(Vit.  entra  nel  gabinetto,  e  chiude  la  porta  senza  veder  Dorol.) 
Gre.  È  permesso?  (di  fuori  ancora) 

EmC(va  ad  aprire)  Avanti,  entrate. 

Gre.  Eravate forsea  pranzo?(entrandocautamente) 

Cavaliere,  perdonate,  (guardando  intorno 

curiosamente,  e  ridendo) 


Se  importuno  qui  m’  avanzo. 

Vii.  (Che  vuol  esso?) 

Gre.  In  questo  punto 

L’impresario  turco  è  giunto; 

Scritturar  ei  vuol  Vittoria 
Ch’ è  dell’opera  la  gloria; 

Ed  invano  la  cercai 
Percorrendo  la  città. 

Mi  direste  dove  mai 
A  quest’  ora  ella  sarà  ? 

Dot.  Mio  marito  !  (sentendo  il  marito  mette  un  grido) 
Vii.  (a  questa  esclamazione  si  volge  e  la  vede)  La  rivale  ! 
Dor.  Son  perduta!  (si  riconoscono) 

Vii.  (confusa)  Son  tradita  ! 

Gre.  Qual  rumor!  (udendo  nel  gabinetto  muoversi 

Emi.  (trovando  un  ripiego)  Montati  le  scale...  c  parlare) 
Gre.  Chi  è  là  dentro? 

Emi.  (cercando  di  tirarlo  via)  Essa  è  Lisetta. 

Gre.  Vo’  abbracciarla ,  la  furbetta. 

Emi.  (Pur  la  voce  mi  parea  (confuso  ed  incerto) 

Ascoltar  di  Dorotea). 

Gre.  Dove  sia  Vittoria  ?... 


Emi.  (sopra  pensiero)  Ignoro. 

Gre.  Mia  Lisetta  !  (parlando  dal  buco  della  chiave) 

Vit.  (Io  fremo). 

Dor.  (Io  moro). 

Gre.  Vado...  (fa  per  entrare,  Emilio  lo  trattiene) 

Emi.  No... 

Gre.  Siete  turbato? 

Qualche  donna.... 


16 

Emi  (ridendo)  Oh  ,  che  vi  par!... 

( a  4) 

Dar.  (cadendo  ai  piedi  di  Vitt.) 

Se  ancor  nell’anima  pietà  sentile, 

Io  ve  ne  supplico,  non  mi  tradite. 

Esso  è  innocente,  ve  ne  do  fede; 

Ch’  io  sia  celata  neppure  ei  sa. 

(Guai  se  il  marito  quivi  mi  vede! 

Io  me  l’aspetto,  m’ammazzerà). 

Vii.  Invan  difendere  l’ iniquo  tenti 

Colle  tue  lagrime,  co’  tuoi  lamenti. 
Torno  al  teatro;  l’oro,  la  gloria 
Ogni  mio  strazio  compenserà. 

Non  vo’  vendetta  :  vile  Vittoria 
Con  voi,  codardi ,  mai  non  sarà. 

Gre.  Non  fate  smorfie,  non  fate  scene:  (trattenuto 
Fra  noi,  credetelo,  non  vanno  bene,  da  Emi.) 
C’  è  qualche  allodola  là  nella  ragna  ; 
Socio  pigliatemi  nella  cuccagna. 

Se  non  mi  sbaglio,  nel  gabinetto 
Vi  son  due  femmine:  che  bel  quartetto  ! 
Già  che  mia  moglie  non  è  presente 
Posso  passarmela  impunemente. 

Andar  lasciatemi  ;  son  cortigiano. 

Oh  che  bel  ridere  che  si  farà! 

A  trappolare  qualche  baggiano 
Sempre  Gregorio  pronto  sarà. 

Emi  Maestro,  andiamcene:  voi  date  in  fallo: 

Lisa  è  che  chiacchiera  col  pappagallo. 
(Guai  s’ altra  femina  Vittoria  vede, 

Un  traditore  mi  crederà. 

Ahiniè,  d’  andarsene  incerto  il  piede 
0  di  fermarsi  quivi  non  sa). 

I  il.  (esce  dal  gabinetto  e  guarda  con  sprezzo  Emilio) 

0  traditore,  o  perfido, 

Tutto  mi  è  nolo  ornai. 

Emi.  0  mia  Vittoria,  càlmali  ; 


17 


lì  vero  In  non  sai. 

Gre.  (Altroché  pappagallo! 

Ora  comincia  il  ballo). 

Emi.  Cos'hai  con  me,  palesami?  (a  Vit.) 

Vii.  Voglio  di  te  vendetta. 

Gre.  (Infili  che  si  bisticciano,  (entra  nel  gabi- 

Corro  a  baciar  Lisetta).  netto) 

(Dorotea  che  sente  aprir  la  porta  volge  le  spalle  e 
nasconde  la  faccia  fra  le  mani.  D.  Gregorio  creden¬ 
dola  Lisetta  corre  ad  abbracciarla) 

Gre.  Lisetta  mia,  mia  vita  ! 

Dor.  (Gregorio  !...  Io  son  tradita),  (voltandosi) 

Gre.  Eccomi  diventato  (oltremodo  sorpreso) 

Baggiano  patentato. 

Dor.  Gregorio  !... 

Gre.  (con  furore)  Va... 

Emi.  (cercando  placarla)  Vittoria. 

Vii.  Lunge...  (irata) 

Emi.  M  odi. 

Dor.  (al  marito  inginocchiandosi)  Pietà. 

Gre.  Io  voglio  far  divorzio. 

Vit.  Il  turco  sua  nf  avrà. 

Emi .  Vanne  pure  ,  fra  poco  saprai  (con  gelosia 

Questo  core  che  perdi  qual  sia.  e  furore) 
Forse  un  giorno  pentita  sarai, 
Conoscendo  un  amante  fedel. 

È  innocente  quest’anima  mia, 

10  lo  giuro  al  cospetto  del  cieh 
Vit.  Oh  non  creder  con  supplici  accenti 

Di  ottener  eh’  io  perdoni  giammai. 

Son  bugiardi  i  sospiri,  i  lamenti, 

Ti  conosco  già  troppo  infedel. 

Traditore,  mai  più  mi  vedrai, 

11  passato  ricopro  d’  un  vel. 

Dor.  Brutto  vecchio,  non  farmi  quel  muso, 

Che  son  io  più  di  te  corrucciata. 

Esser  tu  qui  dovresti  confuso, 


Ch’  io  trovai  tanto  vile  e  infedel. 

Traditore,  mai  più  mi  vedrai; 

Il  passato  ricopro  d’  un  vel. 

Mi  sta  bene,  strapazzami,  via! 

Merto  tutto,  insolenze,  improperi. 

Hai  ragione,  la  colpa  l’è  mia, 

Solo  io  sono  perverso,  crudel. 

Oh  mariti ,  parliamo  sinceri  ; 

Chi  ha  trovalo  una  moglie  infedel  ! 

(sul  finire  della  scena  D.  Gregorio  che  vuol  trascinar 
seco  la  moglie  passa  dal  gabinetto  nella  sala,  quindi  le 
donne  cadono  svenute,  una  in  braccio  al  marito,  e  Pat¬ 
irà  del  P  amante). 


FINE  DELL'ATTO  PRIMO. 


19 

SCENA  PRIMA. 

SALA  RICCAMENTE  ARREDATA  DI  UN  ALBERGO. 
Porta  nel  mezzo.  Sedie,  tavolo  con  calamaio. 

/a  sala  si  riempie  di  gente  da  teatro  di  ogni  fatta,  Virtuosi 
vestiti  in  caricatura,  Uomini  e  Donne.  Tutti  si  rivol¬ 
gono  alla  porla  dell’ appartamento  d’ Abitala. 

V  1 

Coro  ?  iva  Abdalà, 

Di  tutti  gl’  impresari  il  Maometto  ! 

Il  nome  suo  vivrà 

Fin  che  esista  una  voce  ed  un  archetto. 
Un  impresario 
Pien  di  contanti 
È  straordinario, 

Non  ve  n’ha  tanti. 

Noi  ti  cadiamo  al  piè, 

Degl’  impresari  re  ! 

II. 

Viva  Abdalà, 

11  vero  Tamerlan  degl’  impresari  ! 

11  suo  ritratto  andrà 
D  or  innanzi  dipinto  in  sui  sipari. 

Un  impresario 
Pien  di  denari 
È  straordinario, 

Sono  si  rari  ! 

Noi  ti  cadiamo  al  piè, 

Degl’  impresari  re!  (tutti  fanno  inchini 
alla  turca,  vedendo  far  così  gli  eunuclii) 


20 

SCENA  II. 

Alidalà  sfarzosamente  vestito  alla  turca. 

Abd.  Viva  1  Italia,  ••  (con  disinvoltura) 

Terra  del  canto. 

Qui  T  esser  musici 
È  orgoglio,  è  vanto. 

Qui  tutti  cantano 
E  fan  baldoria, 

Quivi  è  la  musica 
La  maggior  gloria. 

Teatri ,  maschere, 

Balli,  piacer... 

La  bella  Italia 


Amo  da v ver. 

Coro 

{Quel  turco,  capperi, 
È  un  cava  ber.) 

A  bd . 

Viva  f  Italia, 

Terra  d’  amore: 

Quivi  ogni  femina 
È  un  astro,  un  fiore. 

Come  mi  piacciono 
Quegli  occhi  neri , 

All  or  che  ammiccano 
Ai  forestieri. 

Coll’  oro  è  facile 
Comprare  i  cor. 

Viva  T  Italia, 

Terra  d’  amor. 

Coro  (Si  vede  subito 

Ciré  un  gran  signor.) 

SCENA  III. 

Martello  esce  con  scartafacci  sotto  il  braccio  ed  un 
farclelletto  sulle  spalle;  si  presenta  sommessamente  ad  A  belai** 

Mar, Visir,  bassa,  sultano, 

Qualunque  siate,  io  vi  saluto:  prono 


21 


Mi  getto  ai  vostri  piè. 

Abd.  Dimmi,  chi  sei? 

Mar.  Martellone  Martello, 

Poeta  da  libretti ,  io  sono  quello. 

Abd.  E  il  maestro  dov’ è? 

Mar.  Fra  pochi  istanti 

Ei  sarà  qui  col  resto  dei  cantanti. 

Abd.  Ma  quella  signorina,  (chiedendo  agli  astanti) 
Si  vispa,  sì  bellina , 

Cdie  cantava  sì  bene , 

Ancora  qui  non  viene? 

Mar. Eccola,  è  lei  che  chiaman  la  regina. 

SCENA  IV. 

Vittoraa  vestita  elegantemente,  e  detti. 

A bd.  (Cara  davver!)  (squadrandola) 

Fi7.(salut.  senza  affettazione)  Vittoria  a  voi  s’inchina. 
So  che  a  Venezia  giunto 
Da  pochi  giorni ,  è  vostro  intendimento 
Di  scritturar  cantanti 
Per  condurli  a  Damasco. 

Abd.  È  vero.. 

Tutù  E  vero. 

Vii.  Se  il  mio  qualunque  ingegno  (con  dignità) 
V’  aggrada,  io  m’  offro  a  voi. 

Abd.  (da  sè  guardandola)  (Quale  contegno! 

Forse...  fra  tanta  gente...) 

Vii.  (da  sè  con  decisione)  (Ho  fermo  il  chiodo.) 

Abd.  Sui  patti  ad  ogni  modo 
Noi  dobbiamo  parlar. 

Vii.  Certo. 

Abd.  (ai  circostanti)  Signori, 

Andatene  per  poco. 

i/ar.(Le  prime  donne  han  sempre  il  primo  loco.; 

(brontolando  nell'  uscire) 

Coro  Torneremo  però.  (partono  di  malavoglia) 

Vii.  (Queir  infido  per  sempre  io  lascerò.)  (dasè) 
Tutti  in  maschera.  2 


SCENA  V. 

Vittoria  ed  Abetaia. 

(Rimangono  qualche  istante  lontani  e  silenziosi). 

Abd.  (Eppur  mi  piace  assai.) 

Vìi.  (Va  pur  là,  turco:  in  trappola  cadrai.) 

A  fai  Permettete,  regina,  (per  abbraccia 

Ch’  ora  vi  stringa  al  sen  :  nessun  periglio 
Or  vi  sta  sopra... 

Vii.  (respingendolo)  Olà:  ini  meraviglio. 

E  chi  vi  diè  l’audacia 

Di  mandarmi  stamane  un  vostro  foglio. 

Invitandomi  al  ballo  mascherato? 

È  un  insulto. 

Abd.  (confuso)  Perdón... 

Et7f.(passegg.  con  aria  petulante)  Siete  sfacciato. 
Perchè  sul  palco  scenico 
Me  passeggiar  vedete, 

Di  conquistarmi  facile 
L’ impresa  voi  credete? 

Abd.  Oh!  chi  vi  ha  detto  questo? 

Io  sono  un  turco  onesto. 

È  grande  il  mio  serraglio, 

E  ricovrar  vi  può. 


Vii.  Avete  preso  sbaglio  ; 

Sola  regnare  io  vuo’. 


A  bd. 

Regina,  il  vostro  spirito, 

La  vostra  grazia  ,  il  canto 
Mia  favorita  rendervi 
Sapran... 

Vii. 

Non  bramo  tanto. 
Mi  basta  una  scrittura 

Per  togliermi  di  qui. 

Abd. 

Bene.  Abdalà  lo  giura. 

Vii. 

L'  affare  è  fatto? 

Abd.  (è 

rapito  dalla  gioia)  Sì. 

Vedrai  la  terra  magica 

Tutta  sorriso  e  fiori, 

Là  dove  così  fervidi 
Sono  dell’  u o iti  gli  amori. 
Vieni ,  sarà  la  vita 
Per  ambi  un  ciel  seren. 

Mia  prima  favorita 

Fia  che  li  prema  al  seri. 

Vii.  (Si  vede  che  quest’  uomini 
Son  lutti  d‘  una  pasta  : 

Hanno  quaranta  femine, 

E  a  loro  ancor  non  basta. 

Ma  questo  turco  è  cotto: 
L’affare  mi  va  ben. 

Poi  eh  ogni  laccio  è  rotto  , 

Yo’  vendicarmi  almen.) 

Abd.  Dunque,  parla. 

Vii.  Qual  cantante 

In  Turchia  venire  accetto. 

Abd.  Mi  rifiuti  per  amante 

Perchè  ho  scritto  quel  biglietti 
Sei  ben  strana. 

IV/.  Se  vi  piace 

Sono  tale:  e  che  vi  fa? 

Abd.  Capir  ciò  non  son  capace 

Che  per  V  animo  ti  va. 

IV/.  Ogni  donna  ha  i  suoi  capricci, 

1  suoi  grilli ,  i  suoi  piaceri, 
lo  per  me  non  voglio  impicci, 
Vivo  sola  volentieri. 

Rido,  gli  uomini  canzono. 

E  fo  quello  che  mi  par. 

Forse  un  po’  bizzarra  sono  , 

Ma  nessun  mi  può  cangiar. 
Abd.  (È  una  donna  originale, 

Capricciosa,  stravagante; 

Ma  mi  garba,  non  c  è  male. 

Se  con  me  viene  in  levante. 


(oo li  ari; 
beffarda 


A  Damasco  quando  sia 

10  saprò  quel  eh’  ho  da  far. 

Forse  Y  aria  di  Turchia 

11  suo  cor  saprà  cangiar.) 

Vit.  ^Preparate  il  mio  contratto, 

»Che  in  brev’  ora  tornerò. 

Abd.  «Quel  che  brami  sarà  fatto; 

»  Nulla  a  te  negar  io  so.  (si  ritirano, 
Abdalà  nelle  sue  stanze,  Yitt.  per  la  porta  comune) 

SCENA  YI. 

Due  eunuchi  rimangono  di  sentinella  sulla  porla  di  Abdalà: 
dopo  un  istante  Dorotea  s'avanza  cautamente  e  vuol  en¬ 
trare  nella  camera  di  Abdalà,  gli  eunuchi  le  sbarrano  la 
porta  senza  dir  nulla. 

Dor.  Vo’  vedere  Abdalà. 

(gli  eunuchi  non  si  movono)  Non  mi  capite*? 

Lasciatemi...  (gli  eunuchi  la  respingono) 

Gli  è  vano  : 

Han  paura  eli’  io  mangi  il  lor  Sultano. 

Codesti  brutti  musi 
A  trattar  colle  donne  non  son  usi. 

Ve’  non  si  move  alcuno...  Oh  questa  gente 
A  sangue  non  mi  va  sinceramente. 

Aspetterò.  Frattanto 
Prepariamci  all’  assalto:  in  ogni  modo 
Voglio  andare  a  Damasco.  Il  turco  al  cèrto 
Sarà  qualche  gabbiano  : 

A  me  resister  tenterebbe  invano. 

I. 

0  pudibonda  vergine 
DalC  occhio  illanguidito  . 

0  afflitta  sposa,  vittima 
Di  barbaro  marito 
Mi  fìngerò. 


Sospiri,  lagrime, 

Preci,  lamenti, 

E  se  occorressero 
Gli  svenimenti 
Adoprerò. 

Alfine  in  trappola 
Lo  piglierò. 

Schermirsi  da  una  lem  ina. 

Che  voglia  abbindolar. 

Egli  è  impossibile  ; 

L  uomo  ci  dee  cascar. 

II. 

0  d‘  un  umor  fantastico, 

Bisbetica ,  rabbiosa  ; 

Ovvero  una  pettegola , 

Civetta,  capricciosa 
Mi  fingerò. 

Moine,  smorfie. 

Sorriso ,  brio  , 

Dispetti ,  collere , 

0  che  so  io 
Adoprerò. 

Alfine  in  trappola 
Lo  piglierò. 

Schermirsi  da  una  femina, 

Che  voglia  abbindolar, 

Egli  è  impossibile; 

L  uomo  ci  dee  cascar.  (a  forza  entra 
nella  camera,  getlamlo  a  terra  i  due  eunuchi) 

SCENA  VII. 

Don  Ciregorio  fa  capolino  dalla  porta  di  mezzo. 

inchinandosi  a  più  riprese; 
non  vedendo  che  gli  eunuchi,  s’avanza  salutandoli. 

.  Con  permesso  ,  signori  : 

Forse  occupato  è  il  celebre  Abdalà? 

(gli  eunuchi  fanno  segno  di  si  col  capo) 


20 


L  aspetterò:  lasciando  in  libertà.  (siede) 

Pur,  quando  penso  a  stamattina  ,  io  sento 
Un  cerio  turbamento... 

Vittoria  e  Dorolea  come  nascoste 
In  quel  tal  gabinetto? 

Questo  negozio  non  mi  par  ben  netto. 

Eppur  mia  moglie  giura 

Che  nulla  Emilio  ne  sapea.  Lo  credo. 

11  Cavalier  rimase  costernato 
Ai  par  di  me  dilatti  : 

Concluderò  che  siamo  quattro  matti. 

E  poi  di  certe  cose 

Lo  so  che  Doro  tea  non  è  capace  : 

Motti,  maestro,  orsù  l’animo  in  pace. 

(cominciano  ad  avanzarsi  gli  artisti  a  poco  a  poco) 

Eccoli  qua:  d’uopo  è  arringarli  prima. 
Virtuosi,  cantanti  e  ballerini,  (si  inette  in  mezzo 
Di  nuovo  presentati  con  gran  prosopopea) 

Voi  sarete  al  cospetto 
D’Abdalà,  sostenervi  io  vi  prometto. 

Coro  Grazie  ! 


Gre.  Ma  dei  contratti 

La  metà,  già  s’ intende, 

È  del  corrispondente. 

Coro  Fate  pur  voi,  maestro,  (alcuni  eunuchi  annunziano 
la  venuta  d’Abdalà.  i>.  Gregorio  vedendo  comparire  il 
turco,  fa  segno  a  tulli  di  prostrarsi  a  terra) 


SCENA  Vili. 

IhdtaliV,  e  detti;  poscia 

ed  it  Cavai.  J^aaaìlio. 

Ahd.  (facendo  segno  di  alzarsi)  0  quanta  gente! 

Gre.  (Mia  moglie,  colà  dentro?  (vedendo  Dorotca  ) 
A  che  far?...  La  scrittura  !... 
lo  fo  divorzio  se  cosi  la  dura.) 


Coro  Eccoci  tutti  qua.  Viva  A  bela  là  ! 

(ire.  lo,  generale  in  capo,  a  voi  presento  (avanzandosi) 
Quest’ invitti  campioni...  Ecco  i  cantanti, 
l  suonatori,  i  cori,  e  tutti  quanti. 

Mar. 0  sublime  impresario, 

Fra  questi  anco  il  poeta  è  necessario. 

[bd.  Eroi  del  palco  scenico,  costei  (additando  Vit.) 
Àgli  stipendi  miei 
Ho  presa:  già  cantante  è  nominata 
Dell’Arem  d’Àbdalà. 

Coro  0  fortunata! 

Ahi.  Recate  penna,  carta  e  calamaio. 

Coro  (Ora  comincia  il  guaio.) 

Emi. Adunque  voi,  signora,  (a Vit.  sottovoce) 

Partile  per  Damasco? 

VH  E  che  v’  importa  ? 

Emi.  Lo  saprete  fra  poco. 

Abcl  ( tenniu. di  scrivere)  Eccovi  pronta 
La  scrittura.  Leggete, 

Pensate,  e  rispondete. 

Emi.  Vittoria,  pensa.  (sotto  voce  a  Vit.) 

1/7.  ( tergendo)  Ho  già  deciso.  Accetto.  (  \  il.  Ie\a 
dalla  saccoccia  il  fazzoletto  per  riporre  la  scrittura  , 
e  perde  il  biglietto  dell’appuntamento  clic  le  ha  in¬ 


viato  Abdalà) 

Coro  Viva  la  prima  donna  !  (battendo  le  mani) 

f:ull  (0  mio  dispetto!) 

Ore.  (dopo  aver  esitalo  alquanto,  guardando  in  cagnesco  Do- 
rotea  alfine  si  fa  innanzi  mostrandosi  tranquillo  a  for¬ 
za,  e  prendendo  per  mano  la  moglie) 

Or.  a  noi.  -  Per  altra  prima.. . 

V’ è  mia  moglie...  Dorotea... 

Oh!  nel  bullo  essa  è  una  cima. 

4 hi  Mi  talenta,  (guardando  Dorot.  con  intellig.) 

(jì  c  (da  se)  Lo  sapea. (facendo  un  altro  sforzo,  va 

Ecco  il  musico,  apigliare  il  più  pingue  fra  ivirU 

Oh!  gli  è  grasso! 


28 


Gre.  E  quest’  altro  è  il  nostro  basso,  (il  più  alto 

Abd,  Mi  par  lungo!  fra  i  coristi) 

Gre.  (cerca  fra  la  gente)  Ohimè  il  tenore 
Non  si  trova. 

Mar.  (con  ironia)  Ha  il  raffreddore. 

Abd.  E  il  tenore  è  necessario? 

Mar.  Quanto  i  lumi  ed  il  sipario. 

Gre.  Come  far? 

Emi ,  (presentandosi)  Signori,  udite, 

il  tenore,  eccolo  qua. 

Cavalieri  voi  pur  partite?  (sorpresa  e  commossa) 
Sì. 

(Lasciarmi  egli  non  sa.) 

Voi  cantale?  (al  Cav.) 

A  perfezione. 

Io  1’  udii  cantar  duelli 
Con  mia  moglie. 

Va  benone. 

Or,  andate,  e  ognuno  aspetti,  (mentre  tutti 
fanno  per  incamminarsi,  D.  Greg.  passa  vicino  a  Vitt.,  vede 
un  biglietto  per  terra,  lo  coglie  e  lo  legge  gridando) 

Gre.  Contrabbando,  contrabbando  !  (tutti s’arrest. 

Un  biglietto!...  ed  ascolt.) 

Tutti  Che  sarà? 


Vii. 

Emi. 

Vii . 

Abd. 

Coro 

Gre. 

A  bd. 


Gre. 

Vii, 

Tutti 

Gre. 


Gora 


Alcuni 

Gre. 


A  una  donna. 

(Io  sio  tremando.)  (che  si  è 
Leggi,  leggi...  accorta  d’aver  perduto  il  bigi.) 

Eccomi  qua.  (leggendo) 
»  Con  dominò  celeste 
»  E  nastro  nero  al  petto 
»  Stasera  al  ballo  in  maschera  v’  aspetto . 

»  A  belala.» 

Viva  amore 

E  il  gran  conquistatore! 

A  chi  diretto  è  il  foglio?  (avvicinali,  a 
E  qui  che  sta  l’ imbroglio.  D.  Gre.) 
Manca  la  soprascritta. 


È  bella  in  verità. 

(Oli  come  sono  afflitta  !) 

(Tace.)  %  (guardando  Yit.) 

(Che  inai  sarà?)  (tutti  rimangono  costei  * 
(Ahi  gelosia,  dispetto  nati) 

La  mente  nT  acciecò. 

Ma  fermo  ho  il  mio  progetto, 

Al  ballo  il  compirò.) 

(Al  crudo  mio  sospetto 
Fede  prestar  non  vo\ 

L’arcano  del  biglietto 
Al  ballo  scoprirò.) 

(Ei  forse  quel  biglietto 
A  Dorotea  mandò. 

Ma  fatto  ho  il  mio  progetto  ; 

Al  ballo  me  ne  andrò.) 

(Oh!  quanti  quel  biglietto 
Timori  ridestò! 

Io  giuro  a  Maometto 
Che  ridere  ne  vo\) 

(S'  è  giusto  il  mio  sospetto 
Stasera  lo  saprò; 

Ho  in  testa  un  bel  progetto, 

Goder  io  me  la  vo\) 

(La  storia  del  biglietto 
Non  ci  volea  però! 

Un  tempo  gli  è  d’  aspetto, 

Glie  rovinar  ci  può.) 

(Che  tema  da  libretto 
Per  man  mi  capitò. 

Un  bel  final  d’  effetto 
Quivi  cavar  si  può.) 

Si  finisca  ogni  sospetto. 

Abbia  fine  ogni  timore. 

Dirvi  io  debbo  quel  biglietto 
A  chi  scrissi?...  (guardando  Yit.  con  disimo!.) 
otto  voce  ad  Abd.)  (Alle  dieci  ore 


so 

Verrò  al  ballo.) 

Abd.  A  una  francese  (rimedia  alia 

Che  al  teatro  vidi  ier.  meglio) 

L’  ho  smarrito. 

Tutti  Egli  è  cortese, 

È  un  compilo  cavalier. 

Abd.  Virtuosi,  scritturati 

Siete  tutti. 

Tutti  Oh  !  che  favor  ! 

Abd.  Da  doman  vi  vo’  imbarcati 

Per  Damasco. 

Tutti  0  protettor  ! 

0  impresario  onnipotente , 

A  te  sia  propizio  Alla. 

Viva  viva  eternamente 
La  memoria  d’Abdalà. 

Vii,  Emi.  (Un  timor  arcano  ho  in  mente. 

L’alma  trepida  si  sta.) 

Gre.,l)or.( Io  fìnor  non  credo  niente: 

Tutto  al  ballo  si  saprà.) 

Abd.  Doman  dunque  allegramente 

Per  Turchia  si  partirà. 

Mar.  Alla  stretta  solamente 

Il  teatro  applaudirà. 


FINE  DELL  Al  io  SECONDO. 


^§S{^o- 


SCENA  PRIMA. 

SALOTTO 

« attiguo  alle  splendide  sale  del  Ridotto  nel  teatro  della  Fenice . 
È  la  notte  della  Cavalchina  o  Veglione. 

La  scena  è  formicolarne  di  gente  mascherata  in  ogni  guisa. 

La  festa  è  animatissima. 


Coro 


Oh  che  bella  Cavalchina  ! 

Che  giocondo  carnevali 
Ti  conosco,  mascherina. 

Che  rumor  1 

Che  bacca  noi  ! 

Ballerem  fin  domattina. 

Viva  viva  il  carnevali 

SCENA  IL 

Vittoria  vestita  da  fioraia  in  maschera,  che  s’aggira  intorno 
guardando  tulli  nel  presentare  alcuni  fiori,  e  detti. 

Coro  Olici  leggiadra  mascherala  , 

Qui  fi  piaccia  rimaner: 

La  tua  bella  canzonetta 
Ca  n  la . 


Alcuni 

Altri 

Altri 

Donne 

Uomini 

Donne 

Tutti 


32 

Coro 

Fa  il  piacer. 

(insistendo  ) 

A  lenit  i 

È  sì  cara! 

Altri 

Tanto  gaia  ! 

(eireondandoln) 

Vii. 

Io  vi  voglio  compiacer. 

Canzonella  veneziana 

Son  Teresa,  la  fiorerà 
Del  Sammarco  e  dei  Caffè  : 

Vegnì  pur  de  mi  sta  sera  , 

Futi  o  pute ,  se  glie  n’  è. 

Feme  tutti  bona  ciera , 

Che  ve  porto  dei  bocche... 

Gò  le  riose  per  le  spose , 

Per  le  vedove  le  viole , 

Per  le  pute  in  abbondanza 
Gò  le  erbette  de  speranza. 

Per  i  sposi?...  Gnente  affatto, 

Gnanca  un’  erba ,  gnanca  un  fior. 

Gò  un’  erbetta,  e  a  qualche  inatto 
Voggio  darla  col  mio  cuor,  (parte  rapi¬ 
damente,  alcuni  la  seguono,  altri  rimangono) 

SCENA  III. 


D.  Gregorio  goffamente  vestito  da  turco  come  Abdalà,  e 
colla  maschera  sul  volto:  si  guarda  intorno  con  curiosità. 

Gre.  Si  può  dar!  In  questo  arnese 
Don  Gregorio  !  Maledetto 
Il  momento  in  cui  mi  prese 
Gelosia  per  quel  biglietto. 

Ma...  foss’  egli  indirizzato 
A  mia  moglie,  oppure  all'  altra? 

Doro  tea  me  Y  ha  negato. 

Non  mi  fido...  E  troppo  scaltra. 


55 

Eppur  voglio  ad  ogni  cesio 
Qualche  cosa  qui  scovar. 

A  ogni  rischio  son  disposto 

Anche  a  farmi  bastonar,  (fa  per  entrare  in 

in  teatro) 

SCENA  IV. 

Rientra  una  quantità  di  Maschere  che  vedendo  D.  Gregorio 
lo  circondano  credendolo  Abdalà. 


Coro 

Gre. 

Coro 

Gre. 


Coro 

Gre. 

Coro 


Viva  il  turco  ! 

Vi  ringrazio,  (per  andarsene) 
Viva  viva  il  gran  Sultano! 

Grazie,  basta,  sono  sazio 
Di  rumore ,  di  baccano. 

(Oh,  stanotte  a  questa  festa 
Mi  fan  perdere  la  lesta. 

Son  qua  tutti  a  salutarmi  ; 

Abdalà  creduto  io  son  : 

Se  dovessi  smascherarmi 

Torno  ad  essere  un  babbion.) 

Addio  tutti. 

Non  partite , 

A  danzar  con  noi  venite. 

(Or  per  rompermi  la  testa 
Ci  voleva  ancora  questa.) 

Oh  che  bella  Cavalchina . 

Che  rumor,  che  baccanali 
Ballerem  fin  domattina. 

Viva  viva  il  carnevali  (partono,  traendo  a 

forza  R.  Gregorio) 


SCENA  V. 

Itoroten  in  maschera,  col  dominò,  descritto  nel  biglietto 

da  Abdala. 

Dar.  Abdalà  non  si  vedo,  lo  corsi  invano 
Per  le  affollate  sale: 


34 

Sotto  le  spoglie  della  mia  rivale 
A  lui  m'  accosterò.  Di  tutta  1’  arte 
D'uopo  ho  stavolta  di  cui  son  capace  : 

Lo  vincerò.  Vittoria, 

Di  rapirti  un  amante  avrò  la  gloria. 

E  della  tresca  tua  colla  Lisetta, 

0  marito  buffon,  avrò  vendetta. 

SCENA  VI. 

Rientra  D.  Gregorio  sbuffando  senza  veder  Dorotea. 
Gre.  Aulì  !...  sono  salvo. 

Dor.  (È  desso.)  (vedendo  un  turco) 

Gre.  (Un  dominò  celeste...  (accorgendosi  della  maschera) 
Il  nastro  nero  al  petto... 

È  la  maschera  quella  del  biglietto.) 

Dor.  (Mi  guarda.) 

Gre.  (Mi  contempla.) 

Dor.  Addio  ,  bel  turco.  (pigliandolo  per  la  mano) 

Gre.  (Ohimè...  che  voce  è  questa  !..)• 

Maschera,  ti  saluto.  (in  falsetto) 

Dor.( passeggiandogli  innanzi  con  civetteria) Bella  festa  ! 
Gre.  Oh  bella,  anzi  bellissima. 

(E  mi  diverte  assai.)  (sbadigliando) 

Dor.  Ma  fra  sì  vaghe  maschere 

Sì  solo  perchè  mai? 

Gre.  A  zonzo  per  le  sale 

Cerco...  una  certa  tale. 

Dor.  Conosci  queste  spoglie?  (con  vezzo  e  malizia) 

Gre.  (E  proprio  lei...  mia  moglie.) 

Gor.  Oh,  perchè  sei  tremante?... 

Borbotti...  Che  sarà?... 

Gre.  Il  caldo  soffocante... 

Ma  è  nulla...  passerà. 

Adunque,  mia  Vittoria, 

Marni  dnvvor? 


(come  sopra) 


5à 


Uor.  Signore, 

Non  è,  non  è  Vittoria 
Che  a  voi  disvela  amore. 

Guardate  ;  è  Dorotea  (si  leva  la  maschera) 
Che  v’ama... 

Gre.  (0  donna  rea!) 

E  il  vostro  buon  marito? 

Dor.  È  un  gonzo,  un  scimunito. 

Villano,  mascalzone, 

Geloso,  brontolone  ; 

Ornai  s’è  fatto  vecchio, 

Più  spirito  non  ha. 

Ve  ’1  dico  in  un  orecchio  ; 

Ei  più  per  me  non  fa. 

Gre.  (Oh  povero  Gregorio, 

Già  sai  la  verità.) 

Dor.  Io  t’  amo,  o  turco. 

Gre.  (sbuffando)  Grazie, 

Mia  cara  Dorotea... 

(Se  parla  ancor  la  strangolo.) 

Dor.  Te  più  gentil  credea.  (con  smorfia  di  rim- 
Gre.  (Marito  s’è  mai  dato  provero) 

Di  me  più  canzonalo  ! 

Quando  la  moglie  infida, 

Pazza  da  ognun  si  grida, 

Noi  siam  si  buona  genie 
Che  non  crediamo  niente. 

Ma  se  la  moglie  islessa 
Ve  T  dice,  ve  ’l  confessa, 

Allora  poi  non  credere 
È  gran  bestialità. 

Oh,  non  ci  son  più  repliche, 

L’  ha  fatta,  o  me  la  fa.) 

Dor.  Se  qui  fa  caldo,  in  gondola 
Andrena  su  la  laguna, 

A  respirar  i  zeffiri 
Al  chiaro  della  luna. 


Gre.  (Vuol  far  la  romanzesca.... 

Oh!  Dorotea  stai  fresca!...) 
Dor.  0  dolce  mio  turchetto, 

In  gondola,  o  diletto... 

Gre.  Ma  Don  Gregorio?... 

Dor.  Al  diavolo 


Lo  voglio  alfin  mandar. 

Gre.  Ah  brutta  strega!  al  diavolo?... 

Guardami....  (si  smaschera) 

Dor.  Ohimè!  (con  grido) 


Gre.  (come  fuori  disè) 

D.  Gregorio 
Perversa  femina, 

Io  stetti  all’  erta  : 
Non  far  la  vittima, 
Tu  sei  scoperta. 
Lingua  di  vipera, 
La  pagherai  : 

Alfin  conoscerti 
M’  è  dato  ornai. 
Non  varrà  piangere 
Nè  singhiozzar: 

Io  voglio  subito 
Divorzio  far. 


Ti  par! 

Dorotea 

Per  farti  rabbia, 
Vecchio  idiota, 
Vestii  la  maschera 
GtT  era  a  te  nota. 
Così  mi  vendico 
Della  Lisetta  : 

È  dolce  pascersi 
Della  vendetta. 
Impara,  o  stolido. 
Come  so  far: 

Vedi ,  se  gli  uomini 
So  abbindolar. 


(Dorotea  fugge,  D.  Gregorio  la  segue ,  ma  incontrandosi 
in  altro  turco,  fugge  spaventato  dalla  parte  opposta) 


SCENA  VII. 


Il  Cav.  Umilio  vestito  da  turco  come  Abdalà 

c  D.  Gregorio. 


Emi.  Forse  Abdalà  che  fugge...  E  quella  donna 
Con  dominò  celeste, 

Col  nastro  nero  al  petto, 

Sarà  Vittoria,  o  Dorotea  ?  Sospetto 
Ed  incertezza  ho  in  core  : 


Qui  c  è  un  arcano  che  scoprir  non  posso, 
Un  doloroso  arcano. 


SCENA  Vili. 


Vittoria  con  domini)  come  Dorotea.  Vedendo  il  Cavaliere, 
e  credendolo  Abdalà,  si  cava  la  maschera. 

Vii  Finor,  signore,  v’ho  cercalo  invano: 

La  mia  preghiera  udite.  Un'avventata 
Gelosia  mi  spingeva 
A  seguirvi  a  Damasco  :  ora  mi  pento 
Del  contratto,  e  ne  vo’  lo  scioglimento. 

Emi.  Ami  dunque  il  Cavaliero? 

Vii  L’  amo,  V  amo  immensamente. 

Emi.  0  Vittoria,  dici  il  vero? 

Vii.  11  mio  labbro  mai  non  mente. 

Emi.  Chi  di  me  v’  ha  più  felice  (abbracciandola) 

Sulla  terra,  o  mio  tesori 

Vii.  (Egli  è  pazzo,  che  mai  dice?  (svincolandosi) 
Non  comprendo  nulla  ancor.) 

Emi.  Guarda ...  (si  smaschera) 

Vii.  Emilio!... 

Vii.  Emi.  Al  fin  mi  lice 

Esser  cert^  del  tuo  amor. 
a  2 

All*  amplesso  si  ritorni  : 

Ogni  duol  per  noi  cessò. 

Siamo  ancora  ai  lieti  giorni 
Quando  amore  ci  legò. 

(s’ode  in  teatro  un  rumore  come  d* una  baruffa. 
Emilio  fa  ritirare  Vitt.  e  rimette  la  maschera) 


SCENA  IX. 


A  Ridala  clic  trascina  pel  collo  Sì.  (iregori»  Il  Cavaliere 
in  disparte.  Tutti  e  tre  in  eguale  costume  da  turco.  Abdalà 
vede  l’altro  turco  ed- abbandona  D.  Gregorio  rimanendo  ol¬ 
ire  modo  attonito. 


Abd.  (Quivi  un  turco,  un  altro  là  : 

Non  capisco  più  coni’ è.) 
Gre.  (Che  mai  dico?) 

Emi.  (Che  si  fa  ?  ) 

Abd.  Bone  ! 

Emi.  Bella  ! 


Gre.  Siamo  in  tre. 

Abd.  Proprio  tre  ! 

Emi.  Che  ne  avverrà  ? 

a  3  (Siam  tre  turchi!  Ma,  perchè? 

Chi  P  imbroglio  spiegherà  ?) 

Abd.  (si  precipita  improvvisamente  su  Gregorio  c  lo  gliermi- 
Questo  è  certo  un  tradimento  :  scoperta  gola) 
Un  agguato  qui  c  è  sotto. 

Gre.  Non  stringete  V  argomento 

Che  T  esofago  ho  già  rotto. 

Abd.  Chi  sei  tu? 

Gre.  Misericordia  ! 

Abd.  È  una  cabala,  un  tranello. 

Emi.  0  signori,  qual  discordia?  (si  avanza) 

Gre.  Anche  quel  per  soprassello  ! 

Emi.  Quella  maschera  lasciate,  (ad  Abdalà  l'rap- 

E  le  leggi  rispettate.  ponendosi) 

Abd.  Eli,  che  leggi  !  È  un  malandrino. 

Gre.  Non  è  ver...  Oh  me  meschino! 


Emi.  Parlar  voglio. 

Gre.  Udiamo. 

Abd.  (impedendo  al  Gav.  di  parlare)  Zitto. 

Emi.  E  perchè,  con  qual  diritto?... 


39 

Abd.  Della  spada,  (mettendo  mano  alla  scimitarra) 

Gre  (tremando  tutto)  Ora  son  fri  Ilo. 

Emi,  Esci  !  (sfidando  Abdalà) 

Gre.  Bravo  !  (sperando  svignarsela) 

Abd.  Andiamo.  (traendo  seco  Gre,) 

Gre.  (tutto  impaurito  guardando  attorno)  Zitto  ! 
a  3 

A  bd. 

Emi. 


0  i  soldati  qui  verranno: 

Ci  faremo  imprigionar. 

Se  non  vieni,  io  qui  ti  scanno;  (a  Gre. 


Me  1’  avete  da  pagar. 

Questo  è  certo  qualche  inganno  : 

La  sa  prem  raccapezzar. 

Gre:  (si  getta  in  ginocchio,  vedendoli  colle  spade  sguainate) 
Pace,  o  turchi;  a  voi  mi  prostro, 

Come  innanzi  a  Maometto: 

Pria  sveliamo  il  fatto  nostro, 

Poi... 

Sia  pure. 

lo  pur  1'  accetto. 

Dite  su,  signori  miei, 

Perchè  qui  con  quest’  arnese? 

Io  dirò. 

Tacer  tu  dei. 

Più  non  fiato. 

Io  son  cortese. 

Punto  il  cor  da  gelosia, 

Travestito  io  qui  venia, 

A  seguire  la  mia  bella, 

E  scoprir  la  verità. 

Dici  il  vero  ? 

Emi.  (a  Gre.)  Or  tu  favella. 

Abd.  E  quest’  altro  perchè  qua? 

Gre.  Ed  io,  gramo  di  marito, 

Per  cercar  T  infida  moglie 
Alla  festa  travestito 
Apparia  con  queste  spoglie. 

Anche  turco  la  briccona 


Emi. 
A  bd. 


Gre. 
Emi. 
Gre . 
Emi. 


Abd, 


Mi  burlò,  in i  strapazzò. 

(So  la  posso  passar  buona, 

Mai  piò  in  maschera  verrò.) 

Abd.  •  Ho  capito.  Ed  io  ragione 

Ad  entrambi  ora  domando 
Di  codesto...  (minaccia  di  nuovo  Gre.) 
Colle  buone , 

Turco  mio,  mi  raccomando... 

Dell’  Italia  il  sommo  Orfeo 
Vuoi  svenar? 

(0  che  babbeo!) 

Impresario  mio',  perdono...  (smascherandosi) 
E  tu  dunque?  (ad  Emi.  senza  badare  a  Gre.) 

Emilio  io  sono,  (smascherandosi) 
(Abdalà  guarda  P  uno  e  Patirò  stupefatto, 
quindi  è  colpito  da  un’idea) 

Or  so  tutto.  Fu  il  biglietto 
Che  slamane  avete  letto.  (Abdalà  ride 

sgangli.  e  gli  altri  pure) 
a  3 

Quelle  donne,  miei  signori, 

Ci  han  menato  per  il  naso. 

Si  finiscano  i  rumori, 

Confessiam  che  fu  un  bel  caso. 

Di  tre  turchi  la  baruffa 
Si  conclude  in  scena  buffa. 

Ah!  ridiamo  a  dirittura 
E  n’andiamo  via  di  qua. 

Fu  bizzarra  P  avventura: 

Bella,  bella  in  verità. 

Abd.  Ma  le  donne?...  - 
Gre.  Dorolea 

Solo  in  maschera  vedea. 

Emi.  Sol  Vittoria  mascherala 

Nelle  sale  ho  ritrovata. 

Abd.  Dunque  due? 

Gre.  ed  Emi.  Che  due  ! 


Gre. 


Abd. 

Gre. 

Abd. 

Emi. 


Abd. 


41 


Abd.  Guardatele 

Là  nel  fondo,  (indicando  l’interno  del  teatro) 
Gre.  Eccole  là. 

Emi.  Come? 

Gre.  Io  cado  dalle  nuvole... 

Emi.  Ambe  insieme  ! 

Tutti  (ridendo)  Ab!  ah!  ab!  (partono) 

SCENA  X. 

Vittoria  e  I>orotea  mascherate,  ed  una  quantità  di 
maschere.  Poi  ihstalìi.  ICmilào  e  I*.  Gregorio 

mascherati. 

Coro  Vieni,  Abdalà  !  -  Che  diavolo, 

Son  tre!  (vedendo  i  tre  turchi) 

Abd.  (Che  belle  scene!)  (torna  cogli  altri) 

Dor.  Sei  tu  Gregorio?  (domandando  ai  tre  turchi) 

Vii.  (facendo  lo  stesso)  Emilio  , 

Sei  tu  ? 

/  3  Turchi  Son  io,  son  io  !  (ridendo) 

Coro  Giorno  oggi  mai  si  fa, 

Partiam ,  partiam  di  qua. 

SCENA  ULTIMA. 

Martello  e  detti:  vedendo  i  tre  turchi  non  sa  a  chi  parlare. 

Jiar.Siam  pronti  per  partir. 

Vii.  (smascherandosi)  Io  più  non  vengo. 

1 3  Turchi  Che  cosa  dici  mai?  (smascherandosi) 

4^  Dunque,  Vittoria, 

Piu  venir,  non  vuoi  meco  in  Turchia? 

Gre.  Prima  donna  sarà  la  moglie  mia.  * 
d/cir.Se  il  cavalier  non  viene, 

Io  canterò  il  tenore; 

Val  meglio  che  far  versi. 


Emi.  (pregando  Abdalà)  È  latto  fatto? 

Vit.  lo  posso  lacerar  il  mio  contratto? 

Abd.  (Qui  sarà  meglio  far  l’indifferente.) 

Sta  bene.  Siate  sposi. 

Vit.  Che  mai  dici? 

Abd. lo  v’auguro  ogni  bene. 

Coro.  Viti.,  Emilio  0  ^or  felici  ! 

noi 

Gre.  Più  non  facciam  dimora. 

Abd .  Partiamo 

Dor.,  Gre.,  Mar.  Già  sorge  la  novella  aurora,  (partendo) 
(rimangono  Yitt.  ed  Emilio,  e  il  Coro  in  gran  parte) 

Emi.  Vittoria  !  (pigliandola  per  mano  con  espansione) 

Vit.  Emilio!  (come  sopra) 

Emi.  Non  è  sogno  il  mio  ! 

Lo  splendor  delle  scene 
Tu  lasci  alfine. 

Vii.  E  sol  per  te ,  mio  bene.  (abbracciandolo) 

Con  le  trascorrere 
Vedrò  la  vita 
Comò  onda  placida 
Per  via  fiorita  : 

11  del  sereno 
Sempre  vedrò , 

Se  sul  tuo  seno 
Stretta  sarò. 

Teco  dimentico 
Tutte  le  pene , 

Il  vano  fascino 
D’incerte  scene: 

Felice  appieno 
Teco  sarò, 

Se  sul  tuo  seno 
Stretta  sarò. 

Coro  Dunque,  gentil  Vittoria, 

Lasci  il  teatro  ornai? 

Vi!.  Amici,  si. 


45 


Coro  Ma  pèrdono 

Oggi  le  scene  assai. 

Emi.  A  me  medesmo  credere , 

Vittoria  mia,  non  so. 

Coro  Eh  ,  sii  felice  ! 

Vit.  Grazie! 

Coro  Amore  la  spuntò. 

Vii.  Ali,  m’abbraccia  :  io  son  felice  (abbr.  Emi.) 

Quanto  esprimere  non  lice. 

Solo  è  dato  al  tuo  pensiero 
Tanto  bene  misurar. 

Per  me  spira  il  mondo  intero 
Pace,  giubilo,  sorriso... 

Ah,  l’amore  in  paradiso 
Questa  terra  può  cangiar  ! 

Tutti  .  Si,  l’amore  in  paradiso 

Questa  terra  può  cangiar. 


FINE. 


ELENCO 

dei  libretti  cV  Opere  teatrali  di  esclusiva  proprietà  di 


TITO  ©fi  €2  fi©.  Ricolmi. 


Altavilla.  I  Pirati  di  Baratteria 
Apolloni.  L’ Ebreo 

—  Adelchi 

—  Lida  di  Granata  (L’Ebreo) 
Aspa.  Un  Travestimento 
Auber.  La  Muta  di  Portici 
Balfe.  Pittore  e  Duca 
Baroni.  Ricciàrda 

Bona.  Don  Carlo 
Braga.  Estella  di  San  Germano 
Bufera.  Elena  Castriotta 
Buzzi.  Aroldo  il  Sassone  (Ermcn- 
garda) 

—  Ermengarda 

—  Saul 

Buz  zolla.  Amleto 
Cagnoni.  Amori  e  trappole 

—  Don  Bucefalo 
• —  La  Fioraja 

—  Il  Testamento  di  Figaro 
Campioni.  Taldo 
Chiaromonte.  Caterina  di  Cleves 
Coppola.  L’Orfana  Guelfa 
Dalla  Baratta.  Il  Cuoco  di  Parigi 
Donizettii  Caterina  Cornare 

—  Don  Pasquale 

—  Don  Sebastiano 

—  Elisabetta 

—  La  Figlia  del  Reggimento 

—  Linda  di  Chamounix 

—  Maria  Pad  il  la 

—  Paolina  c  Politilo  (I  Moiri) 
Ferrari.  Gli  Ultimi  giorni  di  Soli 
Fioravanti  ed  altri.  Don  Procopiu 
Fioravanti.  La  Figlia  del  fabbro 

—  Il  Notajo  d'Ubeda 

—  I  Zingari 

Flotoiv.  Alessandro  Stradella 

_  Il  Boscaiuolo  o  L'Anima  della 

tradita  (Lui  me  cupe  me) 


Foconi.  Cristina  Regina  di  Svezia 
Gabrielli.  Il  Gemello 
Galli.  Giovanna  dei  Cortuso 
Gambini.  Cristoforo  Colombo 
Halevy.  L’  Ebrea 
Mai  Ilari.  G  as  t  i  l  bel  z  a 
Merendante.  Orazj  e  Curiazj 

—  La  Schiava  Saracena 

—  Il  Vascello  di  Gama 
Meyerbeer.  I  Guelfi  c  i  Ghibellini 

(Gli  Ugonotti) 

—  Gli  Ugonotti  (nuova  traduz.) 

—  Il  Profeta 

Muzio.  Giovanna  la  Pazza 

—  Claudia 

Bacini.  La  Fidanzata  Corsa 

—  Mal  villa  di  Scozia 

—  Meropc 

—  La  Regina  di  Cipro 

—  Stella  di  Napoli 
Pedrotti.  Fiorina 

—  Il  Parrucchiere  della  Reggenza 

—  Romea  di  Monfort 

—  Tutti  in  maschera 

Petr ocini.  La  Duchessa  de  la  Val- 
lière 

Pistilli.  Rodolfo  da  Brienza 
Platania.  Matilde  Bentivoglio 
PoniatoivsJci.  Bonifazio  de'Geremei 
Ricci  F.  Estella 

—  Il  Marito  c  F  Amante 
Ricci(fratelli).  Crispino  claComarc 
Rossi  Lauro.  Il  Domino  Nero 

—  La  Figlia  di  Figaro 
Rossini.  Roberto  Bruco 
Sanelli.  Il  Fornarclto 

—  Gennaro  Annose 

—  Gusmano 

—  Luisa  Strozzi 


Sanelli  Piero  di  Vasco  (il  Forna- 
rctto) 

—  La  Tradita 
Torrioni.  Carlo  Magno 
Vaccnj.  Virginia 
Verdi .  Alzira. 

—  Aroldo 

—  L’Assedio  di  Arlcm 

—  I  Due  Foscari 

—  Emani 

—  Gerusalemme 

—  Giovanna  (l’Arco 

—  Giovanna  de  Guznian 

—  Gugl.  Wellingrode  (Sliflelio) 


Verdi.  I  Lombardi 

—  Luisa  Miller 

—  Macbeth 

—  Nabucodonosor 

—  Orietta  di  Lesbo  (Giovanna 

d’Arco) 

—  Rigoletto 

—  Simon  Boccancgra 

—  SlitTelio 

—  La  Traviata 

—  Il  Trovatore 

—  Violetta  (la  Traviata) 

—  Viscardello  (Rigoletto) 
Villanis.  Giuditta  di  Kent 


litri  libretti  fidili! Scali 


Battista.  Anna  la  Prie 
Bellini.  Beatrice  di  Tenda 

—  Norma 

—  I  Puritani  e  i  Cavalieri 

—  La  Sonnambula 
Donizetti.  Anna  Polena 

—  It  Campanello 

—  Detto ,  con  prosa 

—  L’Elisir  d’amore 

—  Gemma  di  Vergy 

—  Lucia  di  Lammermoor 

—  Lucrezia  Borgia 

—  MariadiRohan  (col  Contralto) 

—  Idem  (senza  Contralto) 

—  Marino  Faliero 

—  Roberto  Devereux 
Merendante.  11  Bravo 

—  Il  Giuramento 

—  La  Vestale 


dal  suddetto  Uditore, 


Meyerbeer.  Roberto  il  Diavolo 
Bacini.  SatTo 

lìicci  F.  Corrado  d*Altamura(co- 
me  fu  scritta  per  Milano) 

—  Idem  (come  fu  scritto  per  Pa¬ 

rigi) 

—  Le  prigioni  di  Edimburgo 
Ricci  L.  I  Due  Sergenti 

—  Un’Avventura  di  Scaramuccia 
Rossini.  Il  Barbiere  di  Siviglia 

—  L’Italiana  in  Algeri 

—  Mosè 

—  Guglielmo  Teli 

—  Otello 

Verdi.  Il  Finto  Stanislao